Stiamo attraversando un delicato periodo storico ed economico nel quale a tutti si richiede di avere un minimo senso di responsabilità, come a dire tutti dovremmo saperci controllare meglio nelle parole, nei gesti, nei comportamenti, nella tempestiva selezione delle decisioni, nel mettere finalmente da parte l’effimero, il burlesco e il clownesco e dare importanza e precedenza a ciò che veramente conta, insomma imporsi e imporre delle regole e poi rispettarle. Non si può continuare a scherzare con una realtà che sta bruciando, con il bisogno di fame e di giustizia che si diffonde, con un presente e un futuro che si vanno scrivendo nella più incerta precarietà. Tutti dovremmo rimboccarci le maniche e magari sporcarle per cominciare a ricostruire un tessuto civile sfilacciato, stando più attenti a perseguire gli interessi comuni più che quelli privati e avendo ben presente che quando la barca sta per affondare tutti dovrebbero darsi da fare per evitarne il disastro. Non è il tempo delle divisioni e dei rozzi particolarismi ma della coesione, non c’è lo spazio per la conservazione ma per il cambiamento e il ricambio, non è il momento delle guerre di posizione ma delle scelte strategiche in direzione della condivisione nazionale. La salvezza di tutti sta nella valorizzazione del merito, della serietà e del sostegno ai più deboli, sapendo coniugare con intelligenza rigore, crescita e occupazione, non nei teatrini di basso spessore etico, sociale e intellettuale.
Sarebbe ora, dunque, di aprire di più gli occhi e avere un maggiore sussulto di responsabilità. Da qualche anno stiamo lanciando questo grido di allarme: non si può più far finta di niente!