Con il taglio dei trasferimenti agli Enti Locali purtroppo tante cose non si possono più realizzare nella loro compiutezza, come sistemare tutte le strade, curare assiduamente ogni lembo di verde pubblico, efficienza nei servizi sociali,, ecc. Si fa quello che le risorse finanziarie consentono. Questo è l’effetto depressivo sui consumi di una politica nazionale priva di credibilità e di progettualità che a tutto pensa fuorché a eliminare le spese inutili, a limitare severamente i privilegi, a selezionare accuratamente i settori nei quali intervenire, a incentivare la ripresa e la crescita venendo incontro alle legittime esigenze delle imprese, a contrastare seriamente evasione e corruzione. Fa una certa impressione vedere esercizi commerciali vuoti o chiudere, spaccare il classico centesimo pur di risparmiarne una briciola, una precarietà diffusa, una tassazione insostenibile, l’assurdità dei tagli alla cultura e all’istruzione, il girovagare di tante giovani vite senza la speranza di un adeguato futuro occupazionale e pensionistico, la cinica ostentazione di ricchezza di dubbia origine. Che peccato! E non si dia sempre tutta la colpa alla globalizzazione o all’enorme debito pubblico: da chi dovrebbero essere elaborate e imposte le regole perché ambedue non escano dagli argini?
Con una politica economica diversa e più intelligentemente e moralmente diretta, la realtà invece potrebbe prendere un’altra piega. E invece?